sabato, gennaio 14, 2017

9, Rivisto





Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi
e da lontano vide quel luogo.

GENESI 22,4




Il taxi percorre gran parte della strada per l’aeroporto ad oltre 90 miglia all’ora. La guidatrice si chiama Lorraine Delavriere-Hauteux, numero identificativo 1-9-6-7, licenza dell’ufficio trasporti e noleggi. Nome della compagnia di autisti, tradotta dall’haitiano: Dolci Smarrimenti. La macchina è di un rosso di persia con scritte azzurrognole e Kenner, ora, è un bagno di sangue bianco. La terra è gonfia, una collezione di ghirlande nere sotto una millenaria cupola di umidità. Questa cupola si muove e schiaccia le strutture metalliche dell’aeroporto, le volte corrose degli hangar, le strade di servizio per le manovre di smistamento dei mezzi di ausilio. Negli anni prima della catastrofe lo scalo poteva vantare un prestigioso primato di rapidità nel settore di carico-scarico merci. La proverbiale velocità con cui venivano svuotate le pance degli aerei civili, accumulando le valige dei passeggeri. Il collo di Lorraine è abbastanza minuto e compatto. Una t-shirt bianca fuori misura la esagera, per forza di cose. La fa sembrare più sporca di quello che può essere. La testa è crespa e scura con tocchi di minio, mentre la collana da pochi cents è di palline di legno verde smeraldo. Guida, guida, guida come una maniaca nelle strade di dicembre - la dea folgore alla mercé del martire canuto. Raffinerie con luci piene. Solidago. Zolfo. Ambra. Antenne ad altezze innaturali con intermittenze cremisi. Telecomunicazioni sopite nella menzogna di Kenner. Lorrie guida. Prosegue. Uno nove sei sette, licenza dell’ufficio trasporti e noleggi. Siamo partiti da Canal alle 6.50. L’aereo è alle 9.45. Le immissioni stradali sono dei punti critici. Innesti di asfalto con i distanziatori intrisi di condensa. In questo buio non ne vedo il colore, ma so che sono grigio chiari. Dovrebbe essere una patina di vernice grigio chiaro. Lorraine spinge la macchina e quando passa sui distanziatori i pneumatici perdono aderenza e sbandiamo leggermente. Niente di pericoloso. Solo forze centripete, accelerazioni che dominano un corpo, la cinematica dell’insoddisfazione. Continuiamo. La statale ha dei dossi regolari, delle membrane esterne arcuate. I quaranta minuti di tragitto stanno finendo. L’imbocco per le Partenze Internazionali risorge strisciando dalla Terra Nera.





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