domenica, giugno 26, 2011

Leggo il Levriero di Tiepolo
con sotto
trasmissioni radiofoniche sportive
parlano delle squadre dell'anno prossimo
fanno puntate ambiziose
puntano su quadri da madonnaro
di un isolano
fanno le estasi del fallimento
non parlano di tradimenti
cinismo del panico
massacri incolpevoli da esibire
frasi da BEAT
tutto sorge statico
come un liquore bianco
ma le tele non rimangono intelaiate.

Una sera prima dei canti della presa


Credo di essere
piuttosto piacevole
adoro il primo David Bowie
Diamond dogs
o quello che era
nel '74 piazzavo
le mie parole
e poi dicevo che non ero io
non ero io.

I Canti della Presa




I.
Quell'altro corvo
ha una faccia
di lividi neri
si lascia avvicinare
solo se azzardi ad indovinare
a che ora si è dato per la comunione
o l'ultima scopata domenicale
con chi non importa.

II.
Ho pensato l'altra sera
di farla finita
si trova sempre
un modo per ammazzarsi
ho pensato di avvelenarmi
ma non avevo niente in casa
e a me non sono mai morti
madri padri
ho pensato di farmi fuori
strozzandomi in un tappeto
ma poi la mia mente si dilatava
come le narici di un pauroso
allora ho mollato tutto.

III.
Siamo camere in affitto
affitto ad ore
arrivano i clienti
alcuni si siedono
su quella poltrona andata
e basta ed è abbastanza
altri osservano intorno
toccandosi i genitali sudati
calandoli nel palmo
della mano insaponata
queste camere - otto camere
le porte si chiudono meglio
con una sedia ed un tavolo dietro
bisogna guardare le meraviglie
che il mondo ci riserva
dal di dentro
ascoltando un disco del 1971
con J.L. Hooker e dell'Old Overholt.

IV.
Per oggi nessun morto ammazzato
nel mio quartiere
anche se devo smettere la vita
che ho sempre e abbiamo fatto
e neanche so dire
che sono incinta di te
prendimi lo smalto
se non lo trovi
scendi per le strade
e dì al negoziante
che mi ami.

V.
Dove sono
i miei criminali stanotte
quale portone sono andati ad infamare
dove sono i miei sorprendenti fetenti
a cui ho dato
la mia parola
la mia conoscenza
dove sono gli azzannatori
che sfondano le vetrine
e fanno saltare le porte
staranno fino a tardi
fino a tardi a lamentarsi
di colui che li ha traviati
tutto è rosso
lungo questo territorio
il resto è inevitabile.

VI.
Davanti alla ressa
del mio peccato orribile
ho proseguito lento
con la mia testa
le mie propaggini meccaniche
tre olivetti un'antares
una per terra
una sul tavolo della cucina
l'ultima arrivata sopra un mobile
ho aggirato quartieri
per arrivare alle quattro bimbe.

VII.
Brano per brano
lungo la scala
di carne essiccata
terribilmente invecchiata
prima del tempo
per la compassione di qualcosa di dolce
tutti chiedono
quand'è che torni
quand'è che ti ci metti
ti danni inutilmente
per quel cristo morto indenne
quand'è che scendi per scrivere
per ripetere
ALCUNE VOLTE
VENGONO ATTRAVERSO IL DESERTO
ALTRE VOLTE
te li trovi davanti.

VIII.
Quella casa
è stata in piedi
per vecchie prese di posizione
oramai anti-consuetudinarie
la colla tra le assi delle pareti
inghiotte le tacche
delle persone passate
tra queste assi grattate
dai mobili usati
di chi ci è andato a vivere
non per scelta
i pozzi intorno
a quella casa
sono floridi ed inavvicinabili
la vegetazione potata e rimaneggiata
fatta partecipe dell'assenza
che il potere dell'uomo sa truccare.

IX.
Si sono seduti
attorno alle nostre case
hanno preso a bere
dalle loro fiasche
dopo quando dicevano
di aver visto
'il pianto degli animali'
hanno preso a toccarci.

X.
Ci hanno portate
nel "posto"
hanno iniziato a prenderci
sulle ginocchia
a quattro anni
io e mia sorella
stavamo intorno
al pozzo del terreno
poi gli anni sono passati
e mia sorella passava
le giornate nei campi
stando in acido
tutte le ore del giorno
a me chiamavano maschiaccio
mi dicevano che avevo
il didietro sodo
ma non mi sono mai abituata
a lavorare nel "posto".

XI.
Nero è il mio pensiero
scuro il mio sapere
pesante il mio passo
& il mio passato.









I Canti della Presa

Seguirà la pubblicazione de 


'I Canti della Presa'


tratti da 'Le cronache del vissuto inverno'

sabato, giugno 25, 2011

17 BRANI PRIMA E DOPO MEZZANOTTE





I.                                                                                       
Siamo stati a vedere delle foto
mi hai detto dei tuoi progetti
delle tue sontuose date sui palcoscenici
ricordo i tuoi giudizi di un tempo
e ne sono consolato
ho detto
ci sarò
ti faccio degli attestati di carta
quando la mia mente ti stritola
in un accordo diminuito
pensi di esserci ancora Rabbi
che le sacre scritture
me le sia impiantate per la tua civilizzazione
o per niente in cambio
io che non ho mai studiato i tuoi testi
hai fatto la tua raccolta
e me se nono andato 
solo verso questo dovere
DURA PROVA
quando dici che andrai lontano
con il tuo messaggio
ti calunnieranno solo gli insolenti
ad Amsterdam con qualche disco dei DEAD
attorno a piazza Dam
potrebbe non esserci nessuno
a me è capitato.


II.
Tu credi che sia tutto gratuito
e tutto lo è
questo è un posto di libertà
anche se di sera calava la guancia
nei misteri del sabato mattina
quella che amavi di più
no figli no matrimoni
avventure calve
di questo lei era capace
sempre tenuto lontano
cercando di essere patetico
dietro il vetro sudato
ed il ventre compensava sotto
incavo come una regina
che inizia a pensare
bisogna sempre ricordarsi
del posto sotto la collina
come dice Lou Reed.


III.
Quel posto
mi sembra un posto divertente
non ti ricordi
di cosa si trattava
e di come ci trattavano
di come le parole venivano usate
sottolineate con la voce
alle 3.15 la notte sui menu
che quelli ci avevano dato
i menu disponibili
chi è che tiene questi particolari
chi gira con un coltello
per tagliare il cotone
e poi se ne dimentica
in un cassetto della scrivania
avvolto in un nastro.


IV.
Prima di fermarmi a quella riga
ho oltrepassato casa mia
ho messo da parte i cristi
letto un po' di George Orwell
quando avevo 24 anni
passeggiavo per Chinatown, Frisco
un idiota curioso
un'idea curiosa
una carestia dove viene
una pianta dove cresce
un posto dove
dormire via.


V.
Ho il dottore dietro
con la sua macchina ferma
indaga sulla mia integrità coniugale
ha sbagliato paziente
sbagliano sempre
credo di essere sempre diverso
dalle loro parole
ho fitte forte spesse all'addome
lo sanno
mi hanno parlato di macachi
di continenti diversi
di isole senza strade
e mi sono sentito morto.


VI.
Mi hanno sempre chiamato
per nome
un nome a prestito
dalla conoscenza comune
quando finivano la razione
ero Sorriso
se no Bambola
Tettola
Culo
e poi seguiva un 
'vieni qui'
ed un po' di dedizione alla causa.


VII.
Mi hanno insegnato
alza la testa
guarda in faccia
guarda in aria
che rimane lo stesso
fai tre preghiere
prendi il fiato di una bimba
e soffia
le previsioni del tempo saranno
buone & sicure
magari saremo
io & te
nelle previsioni del tempo.


VIII.
Credevo di essere facile
con tutte quelle tracce lasciate
con quegli asini che ballavano
aquile bicefale
fuoritemperatura
per me ognuno può fare
il suo hoop
e pensare che i mangiatori delle tue opere
cantanti membra
starò a leggere
starò a sentire.


IX.
E' quello che si va dicendo
in queste trasudate
sentenze di solitudine
in queste imbevute tovaglie
colte di traverso
nel resto di una vita
di retrobottega
e se l'uomo collerico suscita litigi
io non ho niente da dire
ma non parlatemi più
del Paradiso Perduto.


X.
E gli attimi prima di tutto
insomma
delle prime e delle ultime cose
ce la siamo vista
dorata e colorata
abbiamo giocato e smascellato
temevamo di finire
molto prima del finibile
tenevamo tra le gambe
Goya e i disastri della guerra
e non c'è nient'altro.


XI.
Il totem degli occhi
sbadigli di sangue
nella schiena di un defunto
non affatto famigliare
senz'orari questo lavoro
polpacci di capillari
scartati al primo colloquio
ammazza pensieri e birre fresche
gente prese di mira
e non per questo affrontata
per questo abbattuta.


XII.
Dov'è che ci esercitiamo questa notte
prendiamo a prestito
Trafalgar Square
un romanzo ottocentesco
il dio sconosciuto
una madre violentata
il seme delle Nazioni
le aiuole dei Giusti
le piazzate dei santi
le rotaie di un lunapark
quattro piste di una congrega punk
dove esercitiamo il nostro diritto
la nostra espressione.


XIII.
Donne senza gonna al ritrovo
lottiamo per la vagina libera
per il sesso ad uso e consumo di qualcuna
abitiamo in una casa comune
casa chiusa all'opposto
abbiamo cartelli di protesta
qualche volta un ago
la bottiglia no
ci vestiamo a modo nostro
no grandi aziende
consumi popolari
drogherie borghesi
grandi magazzini il cazzo
non siamo ribelli
ci piazziamo libere
e raccogliamo firme.


XIV.
Se è proprio vero
che sei venuta dall'altra parte
quella dolce
e sei venuta qua a fantasticare
sullo sterno immacolato
ed ulteriormente imbiancato
e mi hai preso di petto
vedi di darti una mossa
mentre nei tuoi sandali imbalsamati con il tuo lavoro
e se poi nel retro sei
la bambina di tutti
poi c'è il piccolo Joseph
che davanti alla conta non conta
e davanti alla carta meno.


XV.
Non è così vero che siete stati lontano
dalla vostra terra
vacche mura
falchi ratti
entrambi spaventati nella loro razza
tutto
cumulo di rovine di visioni
prese a prestito dal vicinato
cavalcare il perimetro nudi
varcare con la coscia il filo elettrico
stare a bagno con il tappo appeso
finché si prende una posizione
poi è tarda sera di un lunatico.


XVI.
Hai venduto una cosa già venduta
tutto è già stato venduto
i genitori
gli amici
i porti
i proverbi
i miei libri
ti hanno alienata
sei stata su una spiaggia
non capendo niente
ti chiedevi cosa fosse
l'amore con una persona
tutto tranne che capire
alla tua maniera
tutto tranne che aspettare
metro autobus tram
e parlare di cosa mangiare
o vestirsi
mettersi la testa tra le mani
in modo osceno
e raccontare.


XVII.
Comunque sia arrivata
la pietra
ha fatto scalpore
tutti hanno tirato fuori
le mane dalle loro tasche
e le hanno mostrate:
erano piene di cibo.





















17 BRANI PRIMA E DOPO MEZZANOTTE



Ciò che verra pubblicato oggi è
frutto di un paio d'ore
di una serata dove si è sbirciato
ma non a fondo
un manifesto serale
con delle messe a fuoco definitive
che durano quasi 120 minuti
bramando ottima musica parlata
sono rime che non rotolano
diversificazioni temporanee
elargizioni foniche
biopsie indaganti
meraviglie assopite
verità su steli orizzontali
minuscole e prevedibili inondazioni
questo e altro sono i
17 BRANI
PRIMA E DOPO
MEZZANOTTE





17 BRANI PRIMA E DOPO MEZZANOTTE

                 
 IN GIORNATA DISPONIBILI SUL BLOG



       I 17 BRANI PRIMA E DOPO MEZZANOTTE

venerdì, giugno 17, 2011














Il dottore mi dice
stai prendendo quota ogni giorno
Parmenide e gli elementi
Senofonte mercenario
questa gente ed alcuni altri
di cui Cioran parla
secondo cui
'colui che si esprime
conosce soltanto la tentazione
delle conseguenze estreme'
il dottore scrive
ama gli ippopotami lessati e Burroughs
il paziente aspetta & scrive
ha i suoi miti ancestrali
'la realtà è una creazione dei nostri eccessi'
o la disarticolazione del Tempo
potresti non essere la Stessa Persona
la vita si crea e si disfa
qual è la differenza dottore
dove possiamo arrivare
prima di finire a pagina 127

giovedì, giugno 09, 2011

Presenza nei club














Sto nel tuo club
con  molti whiskeys sparsi
strappati per la serata
4,5 donne ballano toccano
ti bloccano
hanno bisogno di una passata di endorfina
braccio o polpaccio liscio
alcune ragazze come tante altre
donne in solitudine
donne in mestruo perpetuo
hanno bisogno di aiuto
un autostop a ore
quando un gusto di odore
mezzo mascellare
il resto di pube
ingravida salta
sto ancora nel tuo cazzo di club
con le occhiaie e le fitte al fianco
a guardare
per tirare la messa della mattina
c'è rumie di ungheria
dindy slovacca
paola da praga
slim barbara
con un culo tirato dal brasile
alcuni qua parlano
di moglie mamma figlia
tutto deve essere declinato al femminile
di questi tempi_

domenica, giugno 05, 2011

Il Tempo - Spettacoli - Claudio Lo Tufo Immagini che frastagliano la mente, come in un gioco di foto sovrapposte.

Il Tempo - Spettacoli - Claudio Lo Tufo Immagini che frastagliano la mente, come in un gioco di foto sovrapposte.

La TRILOGIA OBLIQUA




Recensione da "Il Tempo", Cronache del vissuto inverno


Immagini che frastagliano la mente, come in un gioco di foto sovrapposte.
Così in "Cronache del vissuto inverno", edizioni Acquaviva (191 pagine, 10 euro), Niccolò Alberici scavalca la collina della maturità, affrontando se stesso e le sue esperienze attraverso la narrazione della poesia.

Dopo lo splendido "Blues dell'anima rossa" il nuovo volume di Alberici indaga nella modernità partendo dai colori scuri, dai vizi che la rendono surreale e povera. Le parole si susseguono a volte come pietre scagliate con ferocia, altre volte con un timido distacco. E così basta sussurrare alcuni versi di "Meee": «Sono nato e cresciuto/in una generazione/senza storia né miti» «dovuto imparare tutto/nella mia solita maniera/intensa violenta/stancante seriosa» per sentire il desiderio dell'autore di raccontare di sé. Alberici si scontra senza troppi sofismi con il suo mondo, tra metaforici treni dai sedili non numerati, letti sciupati e le strade di un «paese senza accordatura». Note stonate di un mondo stonato che ha trovato in Alberici un nuovo cantore. 
Capace di dare armonia agli spigoli di questo strano mondo.

Link per recensione Cronache del vissuto inverno

venerdì, giugno 03, 2011

ZZ Top Live at Crossroads Eric Clapton Guitar Festival 2010










E' così che abbiamo protratto l'attesa
così che ci siamo fatti
le ossa sui numeri
con donne semisvestite al balcone
genitori andati
editori guasconi
pronti solo a prendere i soldi
e scappano
perché sanno meglio di te
il mestiere della vita
quello che alle stagioni del macellaio non piega

Bergod, Dramma in tre atti - LINK

Onu: sono annegate 150 persone ma nessun recupero delle salme














Ogni giorno
siamo fortunati
23 150 270
morti in mare
coste del Mediterraneo
nessuna via di scampo
angry young men londinesi dei Sessanta
non c'entrano
non il flower power internazionale
qui non stiamo parlando del patronimico
di Achille di quel troiano di Enea
di Etruschi e di grandi accademici italici
qui siamo sulle bocche di bambini a testa in sotto
nel canale di Sicilia
un Grande Occidente
che non aiuta
reprime
banalizza
terrorizza
rende ostaggio
qui siamo in piedi sulle Nostre Illusioni
di benefattori
di distributori di benessere economia democrazia
il grande sole del plebeo africano
la leggenda dei fellahin decrepiti & distrutti
dalle dittature colonizzate
è un mondo che non sai mai
nuove rotatorie di colonnisti girano
ed un altro Ahmed Tuniki
ce l'ha fatta_

Nabokov