sabato, luglio 28, 2012

Da Irene






Dopo 15 anni che non la vedevo
rieccoci qua
non suonano né
i soliti Coltrane
Bill Evans & tutti gli altri

sei ancora fermo alla tua super band
Miles Trane Evans Monk Mingus Motian?
sei sempre stato un ragazzaccio fissato

ha messo subito il bicchiere che ha ordinato
in una sorprendente angolatura 45°

ha messo come suo solito
le dita nel bicchiere
per poi ficcarle in bocca

e i nostri sabato sera
che fine hanno fatto
ha riso

mia madre è sempre dietro alle regie teatrali
alle sue medicine di alto bordo
& a qualche nuovo libro insignificante di filosofia orientale

è ancora lì che non molla
& prende sottobraccio
giovani attori
& se li porta fuori a cena

mi chiedeva che fine avessi fatto
le ho detto
migliora o peggiora
impercettibilmente
dipende dai punti di vista

tua madre resta una bella donna
le ho detto

lo so, andiamo?



Godard, Rolling Stones - Cinemarxisme





giovedì, luglio 26, 2012

Fuso orario






[...] i  miei viaggi
i proclami
le assenze
le mie utopie
il mio rincorrere
il mio sogno scoperto
le mie belle parole sull'università
i miei musicisti
i miei pittori
i miei filosofi
le mie profezie
i miei libri
le mie biblioteche
le mie librerie
le mie delusioni
i miei mercati
le mie smorfie
i miei gusti forti
le mie donne
le mie macchine fotografiche
quelle da scrivere pure
i miei blocchetti
fino allo svenimento
gli scritti
gli studi di 30 anni
il girovagare
gli hotel
i miei dischi
la mia visione
il mio abbandono
il mio girare le parole
& la verità
il mio impegno
come il il voler bene
a pelle
i  miei tradimenti
il mio pensare
la mia idea di società
il senso per la giustizia
il mio realismo
la mia attesa
il mio disgusto
il mio disprezzo
il mio detestare
il mio
Prendere & Andare
il mio farmi da parte
il mio sapere star in silenzio
le mie grida
i  miei eccessi
la mia critica
la mia fede incondizionata negli uomini
puntualmente smentita
ogni anno
ogni decennio
ogni mese
ogni settimana
le mie osservazioni
i miei trent'anni oltrepassati
le mie chitarre
la mia fede
il nichilismo
il mio rispetto
le mie migliaia di amori mancati
i miei genitori
il mio vivere
i miei paradossi
il mio vivere oltre
il mio ego
la mia auto-analisi
mia madre
Daniela/Flaminia/Carolina/Patrizia
il mio rigore a tratti
o il mio caos comandato
la mia disperazione di notte
i miei amici
i miei musei
il mio peso
la mia salute
chi mi ha insegnato qualcosa
mio padre
mia madre
i solitari
i miei film
i miei quotidiani
i miei autori
le uniche cose
in cui ho creduto:
la scrittura & la vita.


Saturazione notturna








quasi due mesi fa
il capo mi ha portata qui

la prima volta
che mi ha portata qui
sapeva già
dove sarei finita di stare

il mio semaforo
all’incrocio tra via s. e viale a.
non dico i nomi per intero

non solo perché
non vorrei dirli
non anche perché
non so bene pronunciarli
parlarli correttamente
questioni di professionalità
quindi scriverli

non sarai un altro
ehy tu, sto dicendo a te

puoi sempre far finta
di non aver capito
di non avermi vista
di passare due volte al giorno
con il sacco della spesa
prima vuoto poi carico
& filare verso casa

puoi sempre farla finita
in un modo o nell’altro
una via nella vita
si trova sempre
è questione di tempo
sono i modi
che risultano più complicati

la cucina è come la volevi tu
con le foto appese sotto i pensili
mobili pieni di bicchieri che pendono

i tuoi registi
Antonioni Loach Polanski
Cassavetes padre & figlio
Virginia  Rowlands
Jack Nicholson aka George Hanson

Jack Kerouac
quello non hai potuto vederlo
(cosa successe a Jack Kerouac)
morto solo morto

quel tuo parente
neanche poi così lontano
ti dice
che poi intanto ci si riunisce tutti
nell’al-dil-à

quel posto indefinibile
è una storia scritta male
raccontata peggio
molti non vogliono
nemmeno un al-di-quà

spero che per questi stracci
non mi offrirai di meno
gli stivali indiani
che tengo addosso
tutto il giorno

forse quando li tolgo
non è come sentire
Koltrane alle 7.30 di sera
i tuoi occhi bassi
l’erba ha ripreso a crescere

potessi almeno fermarmi ¾ d’ora
per il mio pacchetto di strike
& la mia sacra bottiglia
allora non mi lamenterei
della solitudine
del caldo
della povertà
o se vuoi anche
di quello che qui chiamate, come
s-f-r-u-t-t-a-m-e-n-t-o ?

all’albergo sono
delle gran teste di cazzo
non risponde mai
nessuno alla reception
non c’è la reception
c’è solo il vecchio
chino gonfio stordito
che si tocca di continuo

& allora devo fare da sola
un panino alle 3 di mattina
mi piace
come cucinano la salsiccia
nel tuo Paese
peperoni maionese
salsa piccante
pane abbrustolito sulla griglia
& 3 birre da 66

se è andata bene
se no vado a letto
& passo la notte
dopo essermi fatta 4 docce
2 pastiglie
a sfogarmi
& a dare un’occhiata
alle foto della mia famiglia

stanno ad Odessa

ti ho detto
che adoro i programmi di cucina
quando non lavoro
faccio la spesa
come fai tu
& mi metto in cucina
guardo molto i telegiornali

in olanda &d in germania
non dicevano le cose che dite qui
per non parlare dell’austria o del belgio

per non finire a parlare dell’inverno
voglio fare del mio meglio
da piccola
prendevano a chiamarmi
la ‘piccola in bianco’
ma mettevo solo vestiti verdi,

siediti.

giovedì, luglio 19, 2012

Gli orsi non facevano per te




il testo dice
un proiettile fatto di piombo
nella mia testa
& che alcune coppie
vivono per la vita
& altre no
non è proprio uno qualunque
che l'ha scritta
è uno dei mie soliti : LR
certe coppie vivono in armonia
altre non lo fanno
altre no

Elenco del tavolo N. 2






[...]
gatta randagia in calore
qualche nudo consiglio
raccolta & lasciata andare

[...]
si mangiava le mani
quando non le spegnevano la luce
dolce ovile, dolce oblio - recitando

[...]
i miei ricordi di frustrazione
io mi ricordo tutto
io con i ricordi ho fatto la rivoluzione

[…]
indipendenza da chi ti ha messo al mondo
subitaneo stato di demenza
perché ne parlassero & cessassero

[…]
lei non era mai contenta di come si vestiva lui
& dei pochi soldi che portava a casa
si fece triste

[…]
non avrebbe fatto peggio
altro lato della strada
altra costa (trasferimento)

[…]
risposata subito
con il primo che l’ha caricata in macchina
per un anello nuovo al dito

[…]
ripreso a scrivere
ma Ornette Coleman da solo -
bocca storta da commessa

[…]
io leggo molto bene
ho adocchiato quella solitaria
dai, scendiamo le scale

[…]
cosa posso usare
osato mille volte
cose che posso usare

[…]
facciamolo ancora
ma stavolta
di nascosto, sai

[…]
un mucchio di fogliettini spezzettati
stanno lì da un anno
ad ottobre verrà a vivere da me, bang!

[…]
l’ultimo viaggio
un anno fa
bella tirata, amico!

[…]
corsa truccata
cavallo drogato
astinenza alle 12.42

[…]
tutt’intera carne &d ossa
con tutte le ossa composta
quindi rimessa a posto

[…]
dai, fatti pagare quel pezzo
leggi quel brano
con i suoi romanzetti vende di più

[…]
musica nel canale
dell’aria condizionata
motore spento

[…]
taglio longitudinale
lungo la nervatura
di un crayon 538 olandese

[…]
imprevisto del blues della porta sfondata
tra dieci giorni
Doctor John & gumbo & po’ boys

[…]
il sole in questi stati
è meglio starci lontano
come asserzione deduttiva adottata

[…]
listino prezzi di quella
jazz della donna presa a calci
prima servirebbe un cesto d’aglio impanato

[…]
cosa ci vai a fare in Kansas, Bleeding Kansas
lo stesso motivo
di Firenze, Fiesole & Fano

[…]
ovunque ti giri
puoi trovare una faccia amica
o la scia di un criminale

[…]
senza pelle sulla fronte
la questuante delle 7
surveiller et punir

[…]
est un ouvrage majeur
ho scelto questo luogo
per lo sviluppo armonico dei suoi interni

[…]
sul tavolo
i suoi interiora corporis
cedevano & decederono

[…]
da te non verrà mai fuori
niente mai buono
una cucina sul retro

[…]
questa è stata la nostra epopea
noi abbiamo preso
l’oro & i soldi

[…]
pupille assenti
al Chateau Mormont
guance perlate

[…]
consapevole della propria scrittura
prim’ancora che delle proprie manchevolezze
cara credimi, supplico il tuo perdono

[…]
raffronto con se stesso
lista di racconti
anni di presupposti raccolti

[…]
abbandono totale
dell’ascolto dei compositori classici
perché non mangiare

[…]
tuba del sesso
fallace idolatria del caffè
ti vuole persino intervistare

[…]
quel caffè
su Chartres St.
apologia della sua imperfezione

[…]
i tuoi giorni
sono stati un’improvvisazione
S. Anderson, Ohio.





Beatles

lunedì, luglio 16, 2012

Età, 27






,
di notte & non solo di notte
ci sono cartoline
che sono sillabe
blu & gialle
& questo è troppo facile da scrivere
prima di un divorzio

,
la voce della tua  coscienza
ha perso i principi
della tua conoscenza liceale
dove sta
cosa conta
hai un numero da fare

,
potrebbe sembrare
che tu stia per andare
nella tua camera
ma neanche questo accade
basta non credere
alle cose, alla vita

,
a tutto quello che
la tiene, mantiene
la tradisce, trattiene
basta andare avanti
fa un po’ più freddo
un po’ più caldo

,
basta essere
beckettianamente a posto
& il mondo ti si può presentare
come tutto di un solo colore
magari quello che hai detestato
o solo quello che ti fa più vero

,
& le tue donne possono morire
la tua amante
le tue finte amiche
le tue conoscenti
& tutte le loro infinite bugie
con i loro goduti amplessi sui divani

,
triste finire così
lasciare così
le cose da poter dire
non hanno mai rivestito
molta importanza
per quelle donne

,
che fossero mie parole
quelle della bibbia
del giornale di politica
di un testo universitario
di filosofia analitica
o la rivista di fotografia

,
non sono state loro a portarmi fuori
a rabberciarmi nel mattino
quando fuori non sarebbero mai andate
perché mamma & papà le avevano insegnato
di non guardare troppo a lungo
nella bocca del lupo

,
parlava gesticolando forsennata
di Stockhausen – ne ha 27,
con un riflettore luce bluastra
nella  schiena appena dritta
sopra il blues del delta
tanto per essere ribadita.

Faces, Cassavetes




martedì, luglio 10, 2012

La peccatrice & il santo scuro






Su un tavolo di modeste dimensioni, uno sgangherato cimelio da robivecchi, in discesa dalle pareti della sala, le uniche dell'appartamento, è piazzata una testa di donna appena quarantenne; lo si direbbe dai vestiti e dalle mani che tiene ben vicine al corpo.
Un odore di presentimento si concentra dopo una delle molte sere di lettura finite con Mrs Dalloway e alcune epistole solamente adocchiate della Woolf.
La donna è decisamente nervosa e tra poco l'uomo di casa, suo fratello.
Il perché di questa visione, si chiede davanti al suo elegante tè con foglie vive e pesanti sul fondo della tazza e davanti al suo bicchiere di vino bianco rinvigorito almeno ogni venti minuti, il perché di Virginia Woolf nella sua giornata ed in quel periodo di sassi di fiume nelle tasche.
I morti, la depressione che la invoglia ad intonare una stridula strofa de il "Ballo dei Bisonti", che prendono ad manifestarsi tra le tende pesanti della stanza e avanzano nel soggiorno per poi sfumare con una scia ferina quando si fa concreto quel presentimento che si tramuta in una probabile certezza - tornerà l'uomo di casa, la promessa, con un sacchetto di carta della libreria Gustava ed uno zaino a mano. Ora fa vacillare il bicchiere di vino tra le labbra e le braccia, lo fa dondolare critica, ripete "quando l'ora tarda, s'attarda e ci fa sembrare consumati".
‘Quel sacchetto che sicuramente nasconde qualcosa’, la donna, che nel mentre allunga le gambe, dilunga i piedi, disincancrenendoli, fingendosi partecipe di una sequenza filmica, la donna di questa casa alla Mrs. Dolloway satura delle di colpi di Charles Mingus, guarda la continuazione di piccole pareti spezzate da spigoli irregolari, mal calcolati, e quelle poche pareti sono imbottite di quadri, fatta eccezione per quella  del crocefisso, un opposto fuori posto, sistemato nell'entrata, come fosse più di un avvertimento.

Incrociata una matita tra le dita della mano sinistra, il cui palmo è segnato da una striscia di tempera magenta chiaro, traccia delle linee cuneiformi, dei circhi concentrici, delle spirali ad infinitum, e la grafite, a mano a mano che la donna si lascia andare, scende più profondamente nel foglio sottile del blocchetto per appunti fino a bucare una, due, poi tre pagine e quindi finendo con il ridurle a brandelli di carta disegnata e maciullata.
Questo procedimento liberatorio, messo a punto da lei stessa anni addietro nei tempi della sua prima maternità, le permetteva una sorta di abbandono fisico verso uno stato di piacere controllato in cui si imponeva di ripensare solo ai momenti che definiva ‘quantomeno decenti’ della sua vita ‘che non erano poi molti’.
Non che l’auto-somministrazione di vino fosse d’impedimento al dinamismo di tal processo psichico, ma sovente poteva accadere che se, come in questo frangente, non fosse stata in giornata, la donna, questo tipo di donna, potesse pervenire a spiacevoli conclusioni, come una radicale distorsione in chiave nichilista del suo vissuto ed in particolare degli ultimi tre anni di vita.
E se questo accadeva, si alzava dal tavolo, si metteva in doccia, gridava un paio di non tanto celate bestemmie, si asciugava di fretta e furia, provava a chiamare qualche amica per uscire e se non ne avesse trovato alcuna, sarebbe andata comunque fuori, non prima di un sorso di Fundador direttamente dalla bottiglia.

Una volta uscita faceva quella cosa che le piaceva chiamare ‘stare per le strade’, camminando prima di tutto, per poi acquattarsi in un tavolino di uno dei suoi bar, prediligendo i tavolini lungo il parapetto che dava sul fiume così da poterci appoggiare il gomito destro, dando così le spalle all’inizio del canale, dove l’area pedonale che costeggiava su due lati il corso dell’acqua faceva un’accentuata discesa e così lì la gente convogliava i propri passi ammassandosi.
Dopo avere sbuffato parecchie volte, la donna decideva di tirare fuori da una borsa di pelle nera dai lunghi manici, un quaderno degli schizzi di medie dimensioni, assai squinternato, dalle pagine gonfie e talvolta macchiate all’estremità; tutto chiedendo un doppio od un triplo giro di quello che stava bevendo prima.
Iniziava a tratteggiare abbozzi di ritratti delle persone che le stavano di fronte, o che in un qualche modo rielaborava nella sua testa, o che forse immaginava, totalmente, e poi nel foglio a destra – iniziava sempre un lavoro nella pagina di sinistra – appuntava parole per non più di uno o due minuti. Chiudeva il blocco e ritornava a casa; diversamente poteva riaprirlo e ripetere ciò che aveva fatto per quasi una mezz’ora; altrimenti si rimetteva a ‘stare per le strade’ verso un altro bar che l’accogliesse.

‘Gli uomini non cambiano mai’ era una delle cose che scriveva spesso nel foglio di destra, ma questo tipo di donna adesso è di nuovo nel soggiorno di casa sua, l’unica stanza, e appena ha aperto la porta ha visto la schiena del fratello mezza china sul tavolo, intenta a supportare l’attività di una frenetica battuta a macchina.
Si scambiano un ‘come va’ e si rispondono un ‘tutto bene’; lui le chiede se gli fa vedere i suoi lavori, lei prende il quaderno degli schizzi, nero, e glielo lancia sul tavolo, non prima di aver strappato un angolo di un foglio con il mio numero di telefono.

domenica, luglio 08, 2012

La signorina fuori dalla porta





fatti dire
chi sei stato in tua assenza
nel tuo soggiorno da un'estranea
con chiazze gialle
sotto le occhiaie deturpate
simili a cicatrici di vaiolo
ma con un aspetto di veggente

tutto può essere
ricondotto alla psicologia
se lo ricordi
o niente affatto
infatti nel mondo
ci sono milioni di persone
che lavorano sul niente

sembra deciso a sbottonarsi
un po' più di Sigmund Freud
anche se lei conosceva
le sue viziose tendenze junghiane
ma come per molte cose
non è possibile o per essere eleganti
non è più disponibile questa pagina

sul lettino
o se si preferisce sul divano
dice che si dava sempre
una passata di mano
tra i capelli sbuffando
prima che tu ti svesta
diceva, le scriveva

lei ti ha dato piacere
per due anni
decisamente reciproco
avverbio, dai dì che lo odi
poi hai voluto
che mi stabilissi qui
nella culla del promiscuo

la libertà che ha ricavato
era indeterminata
era una libertà nel senso classico
avulsa da qualsiasi concetto
naturalistico sociale antropologico
era un determinismo libero
di sicuro un principio libertario


qua c'è tutta quella descrizione

che se lei fosse quantomeno magnanime
sorvolerei
'no'
essere presa a latere
in uno dei modi tradizionali
come essere legata od imbavagliata

o cose ancora peggiori

verso mezzogiorno
mi attaccavo agli scaffali della libreria
facendo cadere i libri
che non finiva mai di sfottere
pochi miserabili libri
dei pochi anni di scuola che avevo fatto

ne avevo preso
uno a prestito in biblioteca
sotto suo consiglio
poi la cosa continuò
& volevo i suoi libri
uno non glielo ridiedi mai
perché lo feci a pezzi con la bocca

adesso se consente
farei una pausa
l'intensità è notevole
'niente affatto
lei non sa di cosa parla'
visto che lei si ostina
con chi era quella sera

guardi risulta
dal diario della sua compagna
scritto da lei
di suo pugno
& questo lei lo riconosce
conosce la sua grafia
'in questo contesto è indubitabile'



che abbia avuto
due storie contemporanee
con 2 uomini diversi
& precisamente
nell'ottobre & nel novembre del 1977
quando leggo che per una sua idea
o meglio, stando alle parole


vi siete trasferiti
perché lei doveva
stare con quella troia svedese
a New Orleans
qui lei aggiunse in stampatello
SOTTO MENTITE SPOGLIE
'come per oscurare il tutto'

proseguendo -
ho letto,
mi risulta
che in quel periodo
vi fossero
persistenti problemi
definiamoli affettivi

lei la giudicava
fuori controllo
sempre più dedita
alla disordinata assunzione
di psicofarmaci & altre sostanze
lei proseguiva nel suo status
di forte bevitore serale

in febbraio
infine
giungiamo al giorno della scomparsa
l'ultimo a vederla
fu quel suo presunto amante occasionale
di origine ispanica
mi correggo creola, è corretto?

a questo punto
come vuol procedere
vuole liquidare la parcella seduta stante
'sì'
allora lasci pure questa cifra, ecco
preferirei in contanti
alla signorina fuori dalla porta.









Lettura a Pesaro






Lettura del brano
'53 sulla Diaz'
Valerio Scrignoli, chitarra
Giulio Martino, sax


venerdì, luglio 06, 2012

Dirty Ass Rock'n'Roll, John Cale

La Saracinesca (2009)





La Saracinesca, da ACTA - Testi per un Teatro della Parola

Persone

Anita (Maman), donna sulla sessantina
Linda, donna sulla quarantina,
chiama la madre “Annette”                        famiglia Louwee
Rachele, figlia di Linda,
si fa chiamare Rachel





Uberto
Thomas                                                      visitatori           
Petrus  



Scena

Piano terra di una casa.
Il sipario rappresenta un parete con due sole finestrelle.
La scena è abbondantemente occupata da una scala ad elle, che porta dal piano terra al primo.
Al primo piano si vedono due sole porte.
Al piano terra, sulla parte destra, un tavolo per almeno sei persone.
Nell’angolo in fondo a destra un arnese di legno, inutile ma sempre presente, di cui nessun riesce a capacitarsene dell’esistenza e della collocazione.


 *********************

La distanza

 LINDA   Sono in tre
       I muri della … riverniciata
       appena tre mesi
       od un mese
       queste raffigurazioni statiche alle pareti
       dei grafiti ancestrali
       una tinta di prima mano
       un manufatto pittorico
       Siamo riuscite a dare alla baracca
       un’aria ancor più fosca
       Mamma prepara il bollito
       il miglior bollito della contea
       di tradizione in tradizione
       come ogni venerdì mattina
       Maman Annette Louwee
       si prepara alla disposizione
       sul tavolo della cucina
       degli ingredienti
       necessari all’allestimento
       del suo suntuoso bollito
       Maman (con disincanto e disprezzo)
       non si è lamentata dei dolori
       Sull’aria del Don Carlos di Verdi
       simula incalza impietosisce trotterella
       dispone padelle pentole mestoli cucchiai
       passa i bicchieri con uno straccio sul bordo
       lancia posate nel cassetto
       mantiene salda il comando della cucina
       mantiene la sua posizione in cucina
       La sbircio dalla fessura
       di questa porta sgangherata
       sono sull’incudine
       Sempre dedicata
       ad una sessualità ligia ed omnicomprensiva
       la nostra signora
       tranne quella volta per me
       un caso escluso
       un qualcosa di profondamente unico      
       Rachel preferisce acquisire
       particolari dettagli dalla finestra
       poi Annette afferra la scopa
       (mima la scena)      
       e la segue la perquisisce
       correndo per lo squallido sterrato
       intorno al perimetro della casa
       Che randellate sul didietro che le molla
       Bambinaccia!!!
       Ma per loro è un gioco
       si abbracciano dopo
       e ridono
       Lei dice che è la sua luce
       Rachel dice
       “Ti voglio bene nonna”
       “Vieni dentro ad assistere (scimmiotta la madre)
       ad imparare come viene fatto
       il bollito Louwee
       un pezzo di carne travolto da mani grasse
       un marchio di fabbrica
       nel segno della tradizione”
       E poi s’arrampica per gli scaffali
       con le scarpe rosse strette
       ronza come una libellula pesante
       gioca di fianchi puttanescamente
       pensa di premere i seni corposi
       su corpi immaginari
       I muri della locanda sono caldi
       inoperanti come le tanto gloriate griglie
       del forno di maman
       Cuoce il cazzo di bollito maman?
       Mi vengono certe parole
       stese forti
       mi avranno sentito dal di fuori?
       Tre visitatori
       tre di passaggio
       cosa mai vorranno
       Ospiti
       Non li senti donna?
       Donna del bollito
       oppure
       te donna conficcata (rivolta a Rachele)
       nelle aste del soppalco della taverna
       il primo piano
       come ti piace chiamarlo
       suona meglio
       gli conferisce autorità
       come ti riempi la bocca di parole
       che non hanno futuro
       tanto meno l’hanno avuto in passato
       Ah ah ah (con estrema forza)
       Tre assaggiatori del bollito
       tu non li senti
       preparatrice imputtanita
       donna di fornelli
       piena di sentimento musicale
       in questa casa
       comunichi da vent’anni
       con orgasmi gutturali
       indecente verso tua nipote
       Quel bel grammofono
       che un mio amore di bottega mi regalò
       con i soldi e la fatica tra la fronte
       e il ghigno di uno che ruba
       Mia cara Annette
       tu non li senti?
       Non so come
       da chi abbia preso
       questi capelli rossi
       ma tu stai tutta appresso
       quel grammofono liberty
       Capelli rossi
       arruffati infantilmente
       senza che io riesca a liberarmene
       Hanno aria imbarazzata
       umile e nobile
       una naturale fiera eleganza e
       aspettano fuori
       Rachel Rachel Rachel!!!
ANITA  Chi va alla porta?
       Suonano
       chi va alla porta
       E le bambine?
LINDA   Mamma calmati
       devi cucinare
ANITA   Cosa?
       Debosciata!
LINDA   Cucinati
       il fiocco tra le gambe
       E taci
ANITA   Devo aver sentito bene
       Mi ha detto di annodare
       la cosa tra le gambe e tacere
       Devo smettere di leggere Kierkegaard
       tutta quel parlare di angoscia
LINDA   Questi soliti vestiti
       stretti informi vecchi sudati ed inadatti
       Ogni volta che arrivano dei clienti
       per così dire nuovi
       il sentirsi inadatte
       Fin dall’inizio
       educate male
       le figlie
       Mamma mi hai sentito
       mi senti quando tendo
       a farmela addosso la notte
       imbecille?
ANITA   Una cosa indecente
       gira con quel vestito
       da dieci anni
       Si è sempre definita
       un’autodidatta
       Le cose s’imparano
       vanno imparate
       da capo a fondo
       e dal fondo di nuovo alla cima      
       Si affoga in questa cucina
       Pensata disposta male
       abitata peggio
       le generazioni future
       s’impegnano per peggiorare
LINDA   Rimangono i tre ospiti
       fuori in attesa di varcare
       la soglia di quest’ospizio
       Ridere maman
       ridere
       non lo senti
       non lo provi
       non lo avverti
       le vene ti si sono ingrossate
       divaricate ultimamente
       devi aver avuto
       delle variazioni
       nei battiti mestruali
       vecchia mamma
       cucina-cipolle ed affetta-melanzane
       La sento dall’atrio
       (meditativa) quell’accanirsi per tenere
       un organismo congiunto
       quella era la nostra famiglia maman      
       La pietosa armonia della foce
       della cucina
       le ingarbugliate vicende      
       della perdita di sugo
       dalla cavità uterina
       l’endometrio che scivolava via
       e nei miei ricordi
       tra il bagno e la cucina
       non sono mai riuscita
       a fare una distinzione
       non dico netta
       ma che fosse
       qualcosa con un nome
       appena diverso
       giusto per dire
       su due piedi
       quello è il ciclo del bollito
       e quell’altro
       quello attiene
       ad una donna che si rigenera
       che si mantiene fertile (con aria esplicativa)
       e che senza la carne
       che veniva fatta annegare
       in un intruglio
       di vino tequila birra
       spezie varie e verdure
       per dodici ore
       nella bacinella di vetro
       che senza tutto quel lavorio
       senza quel trambusto di fuochi e mestoli
       quella donna
       non avrebbe potuto tirare avanti
       ma è proprio per questo (lamentosa)
       che non sono mai riuscita a venirne a capo
       Perché un ciclo integra l’altro
       senza carne niente altra carne
       e queste cose       
       finiscono con l’annebbiare
       la mente di una donna  (pausa)    
       Le sue faccende stese
       tra fornelli e stracci
       forse papà se ne è andato
       per la somma di tutto questo sozzume
       tipico di te cicciona!
       Putrida
RACHELE   Cara mammina
       con chi parla?
       Cara mammina con chi parli
       adesso che scendo le scale
       ti vedo sulla poltrona imperiale
       nella sua pelle increspata
       pari morta
       dal non vederci più
       consumata dallo smalto del tempo
       troppo caro ormai
       Ti starò vicina
       alternandomi
       nella tua inevitabile
       prossima vecchiaia
       Salva te stessa puttana
LINDA   Vedo che hai preso e
       fatto propri gli strumenti
       di chi è abile
       a maneggiare con la cassa
       di una che ha spesso
       le mani ingarbugliate
       nelle monete nelle banconote
ANITA   Una dietro l’altra
       a leccare
       un’inclinazione della stirpe
       avvezza ai piaceri
LINDA   Dobbiamo far sì
       che l’intenzione
       di compiere gesti
       di prodursi in azioni
       ancora prima che di pensarle
       che l’intenzione
       si avvicini alla volizione
       fino ad una quasi completa identità
ANITA   Accademia spuria
RACHELE   Filosofia boudoir
LINDA   Ah serpi invidiose!
       Vi ho sentite! (mima un malore, fa per cedere)
RACHELE   Madre! Cosa avete! (rivolta ad entrambe)
       Vi sono vicina! (ride sardonica)
       Dimmi tutto (si rivolge ad Anita ridendo)
LINDA   La mia bambina
       amore della sua mamma
       brava bella e buona
       gentile e caritatevole
       un promontorio misericordioso
       (le tira la coda, Rachel stenta ad urlare,
       quindi si svincola lentamente)
       Ah ti vizio
       dì alla tua mammina
       quello che desideri
       dillo alla tua mam …
       (si interrompe, suona il campanello,
       forte e per quattro volte)
RACHELE   Un uomo che mi travolga
       (corre sbattendo i piedi verso la porta vi si ferma davanti,
       esita emozionata)
ANITA   (con aria prosaica) Dio mio
       nostro Signore non stare ad ascoltarla
       Un’ignominia pura e semplice
       nulla di più
       una commistione di parole sconnesse
       un impulso adolescenziale
       una foga di ormoni squilibrati
       una scelleratezza senza fine
       Hai solo quindici anni
       svergognata!
RACHELE   Madre cara
       sono tre bei ragazzotti!
       Un dono un dono!
LINDA   (a Rachele) Fai bella figura
       e trattieniti
       Non discorrere troppo sulle tue origini
       e tieni chiusa le gambe
ANITA  La totalità del trivio
       nell’inclinazione della stirpe
       (entrano Uberto, Thomas e Petrus)
THOMAS   Buongiorno Signorina
       Volevamo sapere se avete
       una camera disponibile
       per la giornata
       Dobbiamo assolutamente riposare
       Abbiamo viaggiato per sei mila miglia
RACHELE   (stupefatta, sopraffatta)
       Oh Signore
       sei mila miglia
       sareste esausti
LINDA   (entra nel vivo della scena
       e sovrasta con la voce la figlia)
       Piccola ignorantella
       vogliate scusarla
       sbaglia ancora i verbi
       Come si dice Rachele?
       Si dice
       sarete esausti
       non sareste
       Buongiorno Signori (affannata)
       vi presento la signorina Rachele Louwee
       benvenuti alla locanda Louwee
       Io sono Linda Louwee
       La vostra camera
       è disponibile
       al piano di sopra
UBERTO   Bene signora
       La tariffa sarebbe …
       (dalla cucina proviene un acuto di Anita,
       i tre visitatori si guardano meravigliati, incuriositi)
LINDA   La tariffa
       dunque
       per una sola giornata
       Ci penseremo
       alla vostra partenza
UBERTO   Va bene signora
       ci accorderemo
RACHELE (raggiante)
       Vi informo ufficialmente
       Signori
       che tra un’ora verrà servito il pranzo
       cucinato
       dalla Signora Madre Nonna Anita Louwee
LINDA  Preciso che il pranzo
       è principalmente e solamente
       il bollito di nonna Louwee
       Sarà servito in cucina
       alle dodici ed un quarto in punto
       La camera è al primo piano
       alla vostra sinistra
       Prego
       (Rachele indica la camera,
       facendo capire con un sorrisetto
       che quella a destra è la sua,
       Uberto, Thomas e Petrus
       salgono le scale con i loro bagagli)
THOMAS   (prima di entrare in camera)
       Allora signore
       alle dodici e un quarto in punto
       A dopo
RACHELE   Sissignore!
LINDA   Trattieniti
       Bambinaccia!!!
           

       (I tre entrano in camera)

       (Buio in scena)
  

 *********************


L'approdo - I


RACHELE   Nonna, nonna, nonna!
       Il bollito! E’ il giorno!
       Non semplici visitatori
       non semplici passanti
       ma ospiti ospiti ospiti!
       Paganti e mangiatori
       la nostra salvezza
       La mia e la tua
       nonna cara!
LINDA   Non vociare in questo modo!
       La sua e la tua salvezza?
       Un delirio allo stato puro
       ora che abbiamo degli ospiti
       dei visitatori
       dei viaggiatori
       che dopo miglia e miglia
       approdano ad un punto fermo
       un punto di sosta
       per darsi del sollievo
       Fermarsi in una locanda
       la prima vista sulla strada
       papà ci aveva visto lungo
       una locanda poco distante
       dalla strada principale
       Bambina mia
       cosa intendi per
       la tua e la sua salvezza?
       Cosa stai macchinando puttanella!?
       Non ti lascerò passare
       questa volta
       bambinaccia
       non ti lascerò passare niente
ANITA   (smette di cucinare, mette le braccia tese
       contro il piano della cucina, è completamente inebetita)
       Non è possibile
       da così tanto tempo
       quanti andati persi
       Dei clienti veri
       degli alberganti
       una locanda visibile
       dalla strada principale
       una linea retta che taglia il Paese
       da nord a sud
       un solco latitudinale nella nostra terra
       a sud le cose devono parere diverse
       dimmi che è proprio vero
       (si rivolge al marito morto) Harold
       nient’altro lasciato
       al perdurare della disgrazia
       al lavoro inutile
       Oh quanti passati di qua (somma disperazione)
       non pagavano
       razziavano
       ci hanno preso
       condire condire il mangiare
       mattinate addensate sui fornelli
       la mia schiena bollita nella calura
       per ritrovarsi il palato a brandelli
       per provare la carne
       la carne del bollito
       Le dita delle mani
       ustionate con una frequenza tale
       scottarsi diventa un vezzo
       bruciare pezzi di grembiule
       un’abitudine difficilmente accantonabile
       quando non si ha niente
       Harold
       pulire strofinare lavare sciacquare
       intontirsi
       aggiungere diminuire falsificare
       buttare nella pattumiera
       odorarla e distrarsi un po’
       guardare da questa unta finestra
       dalla finestra della cucina
       della locanda Louwee
       uno spiraglio che dalla strada principale
       non è affatto visibile
       Ho provato a stare a meno di un miglio da qui
       ma la finestra è impossibile da vedere
       ad occhio nudo
       con l’occhio del visitatore del cerca-camera
       niente Harold credimi
       poi rimettersi a tagliare affettare tritare
       impanare disossare imbastire
       intelaiare verdure su carni
       friggere un combustibile
       con ciò che va fatto esplodere
       assaggiare la cottura
       bere bicchierini dal cartone del vino
       o grappa a canna dal bottiglione
       per ospiti che arrivano
       sporchi come passanti
       vogliosi ubriachi molesti allettanti
       soddisfacenti Harold
       (tasta la cottura del bollito con la forchetta)
       Mi sembra a buon punto
       mi sento rigenerata
       dobbiamo migliorarlo
       dobbiamo renderlo
       il mio vero bollito
LINDA   (subentra euforica)
       Dobbiamo renderlo veridico
       al punto tale che
       non sembrerà neanche
       fatto da te
       dobbiamo renderlo indubitabile
RACHELE   Maman!
       Renderlo
       v e r i – d i c o
       in-du-bi-ta-bi-le
ANITA   Oh vieni dalla nonna
       ed abbracciala forte!
RACHELE   (va addosso a Linda,
       facendo finta di incornarla come un bisonte,
       batte i piedi per terra, saltella, ringhia, sbava)
ANITA  Vieni dalla nonna
       sarà il bollito di nonna Louwee e nipote
       la sua unica nipote femmina
       Rachele detta Rachel
LINDA   Non c’è mai spazio tra di voi!
       Smettila squallida matrona di motels!
       Rancida puttana smettila! (si placa, esausta)
       Il vostro modo
       di mostrarvi di comunicare
       non esprime altro
       che la volontà di colpirmi escludermi
       sottrarmi alle gioie del rapporto umano
       (come un libro stampato)
       della convivenza sociale
       del rapporto famigliare
RACHELE   (solenne, autoritaria)
       Madre nonna!
       Scheletri umani!
       (scoppia in una risata isterica)
       Oggi noi saremo
       (altra risata isterica)
       il meglio (torce il collo)
       di noi stesse (mette la mano tra le gambe)
       saremo la famiglia Louwee
       al cospetto del mondo
       (inizia a provare godimento,
       Anita e Linda sono impietrite ed assuefatte)
       dovesse essere l’ultima volta
       (si toglie la mano)
       lo saremo
       (la odora)
       vedete non sa di niente
       iene!!! (rivolta alle due donne)
       Saremo unite
       (le altre due annuiscono)
       Siamo la famiglia Louwee
       fondata sul placido ed accogliente ventre
       di Isabel Louwee
       57 anni fa
LINDA   Che razza di memoria
       è mai questa
RACHELE   Locanda Louwee
       di tradizione femminile
ANITA
LINDA  (all’unisono)   E sia.


    (Sipario)

 ************************


L'approdo - II


(Sono tutti seduti al tavolo della cucina,
in una posa falsa e scomposta)
THOMAS   Bene signore nostre
       si direbbe
       che siamo approdati
       al vostro tavolo
       Posso chiamarlo
       un ritaglio di canapa?
       Anche se so bene
       che non è un agglomerato di canapa
       posso chiamarlo così signore nostre?
UBERTO   Intendo esprimere
       il mio cordoglio preventivo
       per quanto Thomas
       andrà dicendo
       e ringrazio nonna
       madame maman
       Louwee
       grazie del bollito
RACHELE   Lo dica pure
LINDA   Parole poetiche
       dia enfasi
RACHEL   Sì con sentimento
ANITA   E’ inevitabile
LINDA
RACHELE (all’unisono)
       Mamma Nonna!
LINDA   E’ un’ottima cuoca
       la mamma
       non potreste credere diversamente
       credere l’opposto
       senza averne avuta prova
       Gli uomini di scienza
       hanno bisogno di fatti
       per giudicare per elaborare
       per identificarsi
       (va verso Rachele, le prende la mano,
       se potesse gliela sbriciolerebbe,
       le si mette davanti a tu per tu,
       fino a schiacciarle la fronte sulla sua)
       A proposito signorine
       dove sono finite le gocce … (ritratta)
       La boccetta dello zucchero liquido?
PETRUS   Un edulcorante
       che si usa da queste parti
ANITA   Linnie cara
       non essere così amorevole
       (si alza, picchia un pugno sopra il tavolo
       e salta la presa di Linda su Rachel)
LINDA   Scusami madre
       ma l’amore materno tende
       per sua conformazione
       tende ad una deformazione
       nei fatti
       nelle prese
       tende a sconfinare
ANITA   (astutamente solenne)
       Signori cari
       dobbiamo confessarvelo
       (piange di gioia e fa un goffo tentativo
       di camuffamento)
       E’ passato troppo tempo
       dall’ultima volta
       Tutta una vita arrestata
       stata appesa
       con le proprie corde vocali  ormonali
       alla nona del maestro
       ad i suoi soli primi due tempi
       un ossessione permanente
       Vennero a farci visita
       ben vestiti
       incappucciati
       credo nove mesi fa
       La terra era affollata
       (sembra in preda ad un
       acuto attacco di delirium tremens)
       la terra attorno alla proprietà
       alla locanda
       il nostro appezzamento di terra
       era saturo di aria
       atterrito
       ma non voglio commuovere annoiare
       ed infine
LINDA   (si alza, afferra una forchetta,
       la brandisce verso l’alto, la scaglia
       nella prima delle direzioni disponibili,
       sorride, si asciuga con la mano sinistra
       il sudore in faccia, si tocca la schiena,
       fa come per tirarsi su il vestito con
       entrambe le mani, sussurrando, blaterando)
       Bere bere
       fino a non tollerarmi
PETRUS   Scusi?
UBERTO   Prego?
THOMAS   Difatti si voleva includere
       nel discorso di presentazione      
       in poche parole
       che fosse del gioco
       una digressione sulla dissoluzione
       dei mezzi corporei
LINDA   Parla degli astri corporei?
RACHELE   Quale presentazione?
UBERTO   (risponde facendo la voce grossa)
       Dei corpi oscillanti nell’obitorio
LINDA   Io ho
       una capacità innata
       per l’interpretazione dei segni
       sulle facce sui muri
       delle smorfie delle rughe
       degli stati umorali
       dei tracciati tumorali
       delle scarnificazioni
       che certe pancere lasciano
       Ne so qualcosa
       so cosa significa il digiuno
       e  la smodatezza nell’alimentazione
PETRUS   Si direbbe l’alfa e l’omega
RACHELE   Ecco la storia dell’astinenza
       padrona del mondo
       ecco la storia dell’astinenza
       signori
       miei
LINDA   Stando vicino alla stufa
       non per riscaldarmi
       ma per abitudine
       con un flauto
       era un flauto mamma
       (scoppia in una risata pazzesca
       dilaniante, prosegue come dimentica
       dell’avvenuto)
       un flauto ed una bottiglia di sherry per ora
       guarda come ci hai fatto finire
       senza la possibilità di ribellarsi
       di abortire di eliminarti
       Dite signori
       Signori dite che l’uomo
       può andare su altri pianeti
       vivere raggiungere
       altri pianeti
       urano venere
       alzare il tono del discorso
       in poche battute
       Signor Uberto
       gradirebbe una bottiglia intera di sherry?
       O meglio sarebbe dire
       una completa bottiglia di rum
ANITA   Lei
       l’eterna signorina di casa
       a quarant’anni suonati
       con una figlia a carico
       la qui presente
       Linda Louwee
       alza il tono del discorso
       in poche battute
PETRUS   (parla tra sé, trasognato, nessuno lo sente
       nessuno ha interesse a sentirlo, parla in modo
       visibilmente idiota)
       Dopo tutta questa birra
       mi dovrò dare una regolata
       sono due gioni che tracanno
       mi do una regolata
       solo succhi di frutta
       dal mattino alla sera
       (prende coscienza)
       Una bottiglia ad Uberto
       che ha fatto morire di dolore
       la sua povera vecchia madre
       (a questo punto la risata
       è quasi insostenibile,
       Uberto tracolla, batte la testa
       sul tavolo della cucina, sanguina)
LINDA   Dica
       Thomas
       lei sembra
       dica Thomas
       qual è la differenza
       di fatto
       (agita le mani e si guarda i palmi)
       mi dica per piacere
       per il mio solitario squisito piacere
       qual è la differenza invalicabile
       tra quello che si dice
       e quello che andrebbe detto
       lei dica
       Thomas
       riesce a capire
       quando uno va a morire
       o piuttosto
       quando uno storno di uccelli autunnali
       si spargono nell’altezza sopra queste terre
       dando a noi uomini
       la possibilità di interpretare il verso delle stagioni
       oppure
       danno fede al nostro concime
       Mi dica
       visto che la sto implorando
       le mie ultime richieste
       Siamo carcerati a tempo
       in questa cordigliera di crani
       con in comune
       il solo parlare
THOMAS   E’ tardi
       Oggi non abbiamo sentito
       le notizie dal radiogiornale
       oggi non sappiamo come le cose
       sono andate di fatto
       non sappiamo la cronaca
       i fatti della cronaca
       quelli della politica
       oggi non sappiamo niente
       senza giornali
       in questo posto
       un disagio totale
       andare a sbattere la fronte
       ed aprirsela
       contro le pareti di una stanza
       contro un tavolo della cucina      
       o stare sdraiati
       a fumare oppiacei
       su un letto pagato
       di comodo di servizio
LINDA   (rivolta a Thomas, piegata)
       Signor Thomas
       posso farle assaggiare
       in cucina
       un goccio del nostro porto
       è porto bianco
THOMAS   A quest’ora
       è particolarmente gradito
       è decisamente tardi
RACHELE   (come impietrita)
       Noi non abbiamo mai avuto
       porto in questa locanda
ANITA   (rassicurante)
       Piccolina
       tu non lo sai bere
       E’ una lunga tradizione
       E’ sempre stato in cucina.

       (La scena si chiude con uno stacco di luci sul pubblico,
       poi  buio totale)

************************ 


Il fiato


(Fuori un tramonto imponente,
le persone dentro la locanda sprecano
gli ultimi balzi d’umori
si avverte sul volto dei visitatori
un’aria di dissoluzione
sul tavolo una decina di bottiglie di porto
Rachel è in braccio a Thomas
lo bacia, a tratti sembra divorarne il collo
il tutto con strusciamenti plateali
Nonna Louwee è alterata
si direbbe un oracolo ridacchiante
Linda gravita e medita
sul proprio suicidio gesticolando)
LINDA   Avete visto
       (con eccessiva enfasi)
       Cari miei
       il grembiule della nonna
       (i tre visitatori sono assuefatti
       dall’effetto degli alcoolici)
       vecchia cenciosa
       schifosa lurida
       Va a cambiarti!
       Con dei nuovi ospiti
       una situazione irrecuperabile
       come faremo a tirare avanti
       anche questa volta
       ce la siamo giocata male
       giocata male!
       Il tuo argilloso fondo schiena
       maman
       un fondo schiena
       pesante e cotto
       mi verrebbe da dire
       bol … (s’interrompe
       scoppia in una risata colossale
       si agita, barcolla, smette)
       un fondo schiena bollito
       (tra i denti)
       vecchia puttana morente
ANITA   Tutta una vita
       a dissentire a disprezzare
       a distruggere quanto facevo
       per poi farselo suo
       a suo modo
       Si è annientata lei stessa
       (grida) io l’ho fatta!
LINDA   Brutta sporca tronfia troia
       Eccome
       poi è venuta Rachele
       la voglia purificata
       attraverso una generazione dannata
       una generazione Louwee immolata
       I raccolti sperati del nostro orto
       ma la terra ci ha riluttato
       ci ha preso a calci
       rinchiudendoci in questa gabbia di legno
       (verso Rachele)
       Rachele
       ora tra le braccia
       di un visitatore
       ha preferito lei a me
       glielo ho lasciato
       uno più uno meno per me
       (verso Anita)
       Madre incapace
       avevo una voce
       ma lei niente
       Cucina questo trita inforna quell’altro
       fai rosolare abbrustolire impasta
       mangia mangia bevi del vino
       alla salute
       Io avevo una voce
       dietro il legno del bancone
       quel legno ammaccato dai pugni
       gonfio di porto rovesciato
       la lirica la mimica
       il mal di pancia
ANITA   (sardonica)
       Lo stare troppe volte incinta
       (Uberto e Petrus ridono di gusto)
RACHELE   (teatralmente)
       Smettetela Madri!
       (si dimena dalla presa di Thomas
       si alza in piedi,
       battendo i palmi delle mani sul tavolo,
       solenne)
       Levatevi di torno
       (guarda la madre bambinescamente)
       Spine sugli occhi a te!
LINDA   Come puoi permetterti …
       (ampio gesto di svenimento)
       con degli ospiti
       (chiude il gesto faticando)
ANITA   Mesi di lavoro
       trasparente al buio
       cancellato al sole di due isteriche
       (sfumando)
LINDA   Sifilide
RACHELE   Sifilitica
LINDA   Inadatta e stonata
       figlia di cagna
       (si corregge malamente,
       speranzosa che quanto detto
       passi inosservato)
       della cara tua mamma
RACHELE   Portatrice di discordia
       (va verso Anita,
       le due si abbracciano,
       Linda vedendo la scena
       si mette  le mani alla testa
       come per schiacciarsela)
ANITA
LINDA
RACHELE   (all’unisono)   Fecondatrice del mondo
ANITA   Mi mettevo a gambe larghe
       mica troppo
       e finiva molto presto
       Una scomodità essere troppo magre
       avere i nervi accalcati
       su muscoli denutriti
       dal freddo delle stagioni
       malnutriti per anni
       Girare da paese a stazione
       con una valigia in mano
       da sbattere nel vano bagagli
       di una carrozza intontita      
       di stazione in paese
       un goccetto ogni venti venticinque minuti
       per arrivare a quello squilibrio
       che ti tiene su
       che ti fa sopravvivere
       e poi con il cucchiaio a raschiare
       gli stracci quanti stracci
RACHELE   Nonna
       come raschi tu la pentola
       come avvolgi il bollito negli stracci tu
       volevo dire (disorientata)
       che come fai tu le tue cose
       non l’ho mai visto fare
       a nessuna altra donna
UBERTO   Gradirei due bicchieri di porto
ANITA   Si serva pure
       (gli passa una bottiglia)
       Per anni mi hanno portata
       a bere del vino
       e mi hanno portata
LINDA   L’hanno portata
       in un capanno di porcellana
ANITA   Per anni ce l’ho fatta
       un inciampare continuo
       nel puzzo delle vie
       natale capodanno pasqua
       mai nel giorno del compleanno
       (singhiozza violentemente,
       il viso in lacrime, storpia le parole)
       della mia bambina!
RACHEL   (a Linda)   Muori
       ma non farti vedere da me!
LINDA   Tutta una vita a lottare
       tutti contro
       nel segno della tradizione di famiglia.

       (Le luci si spengono lentissimamente, Petrus va verso  
       l’angolo dove c’è l’arnese di legno, lo porta allo scoperto,
       si siede verso il pubblico, è una viola)


*********************** 


La scopa


LINDA   Pensare che tutto
       verrà riportato
       da almeno uno di questi visitatori
       Avrei voluto
       un pianoforte da parete
       un direttore di sala
       un clown ben disciplinato
       per i momenti di svago
       una chitarra malmessa
       preparare abbondanti libagioni
       sui vassoi per farli abboffare
       riempire boccali
       di birra vino liquori di ogni sorta
ANITA   Un’altra epoca
       non si ritorna mai
RACHELE   Cosa ha significato
       costruire tutto questo
       in vista di una morte
       l’assurdità
ANITA   Mai devi cedere
       al pessimismo verbale
       linguistico lessico frastico
       mai bambina nostra
       cedere un metro di bugia e di verità
       attieniti alla severità delle parole
       hai certe inclinazioni
       che si avvicinano alla corruzione dei modi
UBERTO   Verrà tardi
       e verremo travolti dal buio
       di queste zone bugiarde
       stiamo attraversando il Paese
       per arrivare alla foce
       nel sud del Paese
       non riesco a capire come ci arriveremo
       è notte Petrus
THOMAS   Ne risentiremo
UBERTO   Taglieremo corto
PETRUS   Tra qualche ora
RACHELE   Ma nonna
       il bollito?
ANITA   Inimitabile
LINDA   Già
       cosa è stato
       del tuo indeterminabile bollito
       La vaghezza della tua vita
       l’incredibile mostro
       della tua vaghezza madre
       Quando ti chiedevo
       Mamma tu mi hai voluta
       rispondevi
       Ti ho voluto bene
       sin dai primi attimi
       della tua venuta al mondo
       piccina dicevi
       e mi infilavi un dolcetto nella bocca
       come ad una bestiola
       cosa me ne sarei fatta del tuo bene
       rozzo dozzinale
       perché mamma i primi attimi
       gli attimi prima no?
       Quando stavo rannicchiata nella pancia
       e non ero fertile
       non riuscivi a volermi bene
       allora vecchia pentola unta raschiata
       mi hai voluta o no?
       (Anita piange, sembra dire
       in un lamento straziante
       ripetendolo, “ho sbagliato”)
       No non dire niente
       gli ospiti sarebbero male impressionati
       dal tuo linguaggio collerico
       buono per lavare i piatti
       passare tra i fuochi
       con quel tuo doppio mento
       (Anita si tocca sotto il mento freneticamente)
       (pausa)
       A questo punto
       signori
       siamo orgogliose di intrattenervi
       con il canto di nonna Louwee
       l’usignolo dei fornelli
       maman fai sentire
       a tutti noi
       il tuo veleno vocale
       (Anita si alza in piedi,
       fortissima esplosione,
       buio in sala)
RACHELE   (rantolante)
       Il bollito!!!

       (Fine)