domenica, gennaio 15, 2017

342, Rivisto






Cos’è un evento ideale? E’ una singolarità.

DELEUZE





Sono passato davanti quella porta. Letto il cartello. Avevano bisogno di un cuoco. Mia madre passava le giornate con i Proverbi, li ripeteva in una cantilena. Tutto era così difficile in quel periodo. Dava fuoco a vecchie lettere d’amore mentre sul giradischi roteava un vinile di Paul McCartney. Non mi ero mai chiesto il perché di quel suo nuovo comportamento, di lei e dei suoi libri custoditi in un disastrato baule. Stavamo soli. Poi arrivò l’acqua dell’esondazione, con i corpi, parti di case, detriti di ogni genere e tanto fango. Ci spostammo verso nord-est. Dopo cinque anni in giro per il paese tornammo sul posto, a vedere casa nostra. Ci trovammo davanti un’ala di un centro commerciale, con alte e grandi vetrine e porte girevoli. Le dissi: andiamo via, andiamo. Nei mesi successivi iniziai a prendere peso, a farmi crescere la barba e feci molte altre cose. Volevo trovare un posto come cuoco nella nostra città, nella nostra regione, il nostro Stato. A 23 anni una donna mi chiese di sposarla. Fare una famiglia. mettere al mondo dei figli. Trovati il tuo maritino altrove, non fa per me. Finita così. Pratiche sessuali, canali aperti di comunicazione: dopo tutto, un infarto. Chi può reggere un inverno così barbaro, incurante dei bisogni degli uomini. Andai a vivere a ridosso del lago. Solo, con mia madre al telefono, due volte al giorno. Portai mia madre al cinema, qualche volta, ma non era più in grado di capire tutto. Vedeva e non capiva. Sentiva gli odori, avvertiva il calore e il freddo, muoveva a stento gli arti. Pochi mesi dopo era morta. Le organizzai una cerimonia funebre molto sobria. Vennero qualche amico di vecchia data, forse quelli che le avevano scritto le lettere d’amore bruciate, e un paio di parenti lontani. Dopo pochi giorni fui assunto per guidare un camion in un’azienda di prodotti ittici.






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