venerdì, gennaio 23, 2015

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Tutto era iniziato con un elenco. Un elenco in un quaderno dalla copertina verde oliva con delle scritte dorate e delle pagine gialle su cui non avevo scritto quasi niente. Avevo annotato dei nomi e dalle date, estratti dalle vite di alcune persone con cui avevo parlato. Una cantante in pensione mi aveva detto figliolo leggi i vangeli, porta sempre con te una copia della bibbia. Ti sei chiesto perché anche in ogni misera bettola d’America trovi una copia della bibbia nel cassetto del comodino. Le ho detto che una volta volta ne ho trovato una con un foro di proiettile. Era bucata e bruciata. Leggi la bibbia figliolo. Sono anni che la studio. Quindi sarai un uomo del signore. No non lo sono Eileene. Stasera mi hanno detto di darti una mano ad arrivare a casa. Lo sai che ero una corista di Aretha? Lo so adesso. Me lo stai dicendo tu. Dici che ce la farò ad arrivare a casa stasera? Con me sì. Vedi è questo che fa un uomo di dio. Un uomo che segue la parola del signore. Aiuta gli estranei. Buono il sazerac, Eileene. Sì, ottimo per i miei dolori e la mia età. Il giorno dopo avrei saputo che aveva l’età di mia madre. I paralumi della stanza spiantata di quel motel nel mezzo del paese. Quello che trovi nei cassetti dei comodini. Tutto non è così selvaggio, basta mettersi lì e vivere. Guardare la gente che passa, a piedi o in macchina, o che sta seduta per il jazz alle 8 di sera. Il treno che passa prima del confine sbanda sempre, anche se non è in curva. I treni possono caricare qualsiasi cosa. Persone di ritorno dal lavoro o gente ammassata senza casa: nessuna pietà. Portalettere suonano nella casa di un uomo di dio o di chi è barricato nel proprio privato delirio. Non seguire mai nessuno di questi due. Non parlarci. L’impianto di condizionamento era di ferro, o qualcosa che era riconoscibile come ferro. Arrugginito, emetteva rumori di una forchetta che gratta il fondo della pentola nelle cene con la famiglia quando il cibo è bello che finito. Qualche spiantato passava davanti alla finestra. Qualcuno bussava per chiedermi di accendere, se avessi qualcosa da bere o se solo volessi unirmi alla festa alle 3.45 di notte. Uomini impauriti, donne gravide, bambini senza una guida. Gli insegnamenti ricevuti. Puoi averli tutti, caro estraneo che devo accompagnare a casa o che bussi alla mia finestra per divertimento o condivisione. Gli stati del tempo. Quando si scende la china per rialzarsi il giorno dopo. Una vitalità corrosiva, se il tuo interlocutore è la carne morta piena di infiltrazioni di illusione. Il ruolo nella società. Tutte balle di cui l’essere umano si è sempre drogato. Una mattina al parco a leggere il giornale: il giorno attraverso gli occhi. La donna che ti sta davanti che si è costruita la sua vita, passo dopo passo, tale da renderla vivibile, anche se era una creatura sfortunata, ha fatto di tutto per rendersi accettabile. Hai notato la sua nuova tinta di capelli, il taglio che ne conseguiva, nuovi anelli, il rossetto, lo smalto, per non parlare del trucco. Un giorno perfetto. Che ti dice non so come fai a vivere così, sei diventato un’altra persona. Ci chiudiamo in stanze per anni. Stanze ammobiliate e poi diciamo vada come vada. Un’altra ti chiama a tarda notte per parlarti del tuo ultimo brano e della sua ultima ceretta: perfetta, fantastico, tesoro. Una proiezione lunga secoli - Jung su Nietzsche. Il piangersi sempre addosso di donne che arrivano alla quarantina e non hanno mai voltato. Guardarti attorno, il mondo gira, zucchero. Questa sera c’è una rivisitazione dei primi anni Sessanta. Parlano di politica, musica, di diritti civili. I ribelli sulle strade. Una manifestazione e una installazione artistica. Bombardamenti, sgozzamenti, sacrifici umani e serial killer. Lo chiamiamo Il lato buio di questa terra. Il pastore con le pecore, tutte dello stesso colore. Un eccellente spettacolo radiofonico trasmesso a puntate. Beckett che si rivolta sul proscenio. Siamo stati lontani per molto. Roma vista come il solo possibile collasso della nevrosi. Esami universitari sostenuti a suon di debiti. L’elettrodomestico di ultima generazione comprato con il consenso del capo tribù ovvero il consenso collettivo del tuo soffice entourage. L’omofobia scritta su dei cartelli. La segregazione imposta dal quieto vivere della massa. I numeri dei sondaggi. Gli azionisti prevaricanti. Il famoso e dolce status quo. Le conquiste della civiltà europea e occidentale trascritti nell’equazione più diritti per tutti uguale maggiore libertà. Chiusi in delle camere di hotel, guardando la città che si espande e si sa che il conforto è qualcosa di letterario, filosofico, gli altri dicono. Certo che ho visto la sua faccia, certo che ci ho parlato. Una tendenza a cambiare le cose come ad annoiarsi, la proporzione della vita. Non passa sera che non riguardi le foto fatte con Eileene, camminando dietro Frenchmen, appartamento 407. 











































































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