sabato, marzo 28, 2015

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Là, negli istanti finali fin dove ne parliamo. Fuori da casa nostra, nell’inabitato. Delle persone arrivavano dalla città con un camion vuoto e se ne ritornavano per la stessa strada che li aveva portati a noi, con il cassone pieno del nostro raccolto, le braccia stanche e la direzione mossa nel senso inverso. La reputazione degli uomini d’affari, dei politici, della massa che si fa manipolare dal manipolo che dirige il comodo sistema di vita. Ore passate come codardi nelle proprie quattro mura. Nostra madre lavorava nella fabbrica di mangime per polli e quando questa chiuse, se ne andò a vivere sulla costa. Papà non disse niente. Si limitò a sparare dei colpi in aria e a prendersi una cassa di roba, chiudendosi nel capanno per tre giorni. Le mie sorelle le ho cresciute io. Avevano sempre paura del cielo, della vastità che copulava sulle nostre teste. Ma io dicevo loro: fatevi donne e calatevi nel momento. Per loro avevo costruito una casa sull’albero più resistente che stava sul retro della casa. Crescevano, maturavano, perdevano sangue. Coltivavo rose nere, le facevo crescere e le regalavo alle mie prime ragazze. Ho conosciuto il sesso a dodici anni. Lei ne aveva diciannove. Mi chiedevano perché non avessi pensato a delle rose normali, rosse, rosa, bianche. Qualche volta risposi che la luce su questo pianeta prima o poi sarebbe terminata e la soglia della terra sarebbe stata scura e senza spessore. Questo pianeta sarebbe entrato nello stato dell’eternità e qualcuno diceva che lì niente e nessuno può crescere e vivere. Devo dirvi che quando dicevo queste cose o le ragazze mi baciavano o trovavano una scusa per andarsene. Le mie sorelle andarono lontano. Una a sedici anni, l’altra a ventuno. Io lavoro con mio padre nella piantagione. Alla sera stiamo sul portico. Si è stancato di ripetermi di sposarmi, farmi una famiglia. Ci mettiamo sul portico finché reggiamo quello che beviamo e fumiamo. Non parliamo più molto anche perché lui fa sempre più fatica a ricordare. Tutte le sere gli dico: papà non ti preoccupare per me. Pensiamo solo al raccolto di domani.







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