sabato, febbraio 07, 2015

605







[…] poi abbiamo visto la collina. Avrei potuto dire: la faccia del politico bugiardo, il tagliagole di stato, lo stupratore a piede libero, l’uomo di legge genuflesso. Di qui alla discesa è tutto facile. Oramai è il tempo. Jetzt ist die Zeit. La massima delle esperienze - l’ora del grande disprezzo. I corridoi e le gente che batte le mani. Basta passarci attraverso, arrivare a nord, ai confini. L’ultimo pranzo con la famiglia. Tutti ben vestiti e con belle parole. Un dipinto dal nome Il trapasso dei demoni imbiancati. Tabacco avvolto in della carta bianca trasparente. Vai a dirlo al predicatore. Stai davanti alla sua schiena nuda e grassa, luminescente per la fede che tracima. Tutto quel sudore contemplato. Come a dire la bottiglia benedetta al quarto di luna. La costa est a migliaia di chilometri. Certo che lei mi ha raccontato la sua sua storia. Dopo voleva solo essere portata a destinazione [...] abbiamo vissuto la collina, qualche anno dopo, non ancora determinato nella sostanza e nella forma, ho tracciato il mio percorso. Sadico, necessario, circolare, una lapidaria iscrizione nel tempo. Shiva danzante sulle tombe dei morti, interrogando i non morti. La salita alla montagna, le tavole dei comandamenti e la vita nei boschi. Le sinfonie di Mahler impilate, ferme su un archetipo di grammofono onirico. Lei si occupava della casa, fedelmente. Si prendeva cura della memoria di nostra figlia. La divisione dei compiti, la calendarizzazione condivisa dell’esistenza collettiva familiare. L’uomo si spinge ad attuare macchinazioni terrificanti. Dalla veranda la terra curvava ed impietosiva la vista. Non cessava mai di franare, anche se di fatto era immobile. Nel secolo scorso rimuovevano la dentatura a chi era ricoverato nei sanatori psichici. Era il primo passo della procedura rieducativa. Cose similari a queste. Cose come queste. Ponti di cemento armato che uniscono due stati. Autostrade vuote battute da pneumatici usurati. Quella sera abbiamo avuto una discussione violenta. Diceva che la stanza le sembrava rimpicciolita. Questo ambiente, le tue parole: tutto qui mi opprime. Io volevo una vita felice. I nostri vicini erano distanti. La loro casa quasi non si vedeva. Un pomeriggio mi disse che non si vedeva del tutto. Di sicuro ai loro occhi siamo stati, quanto meno siamo apparsi, irreprensibili. Ci siamo messi sul tavolo. Voleva starmi sopra e io volevo guardare le pareti della casa. Erano le undici e ci siamo seduti, sullo stesso tavolo. Questo prevedeva che le chiedessi scusa. Il perdono cristiano degli hare krishna. Abbiamo acceso la radio. Un concerto di musica country. Ci siamo messi a mangiare. Ho cucinato io. Tutte queste persone così brave. 60 dollari.












Nessun commento:

Posta un commento