martedì, agosto 29, 2023

Una giornata nella Cabina n.8




La cabina che aveva affittato per la stagione autunnale era distante dal Lago Ixchel solo qualche metro. Bastava aprire la porta d'entrata, chiuderla, scendere i gradini di legno della scala ad U e camminare per un tratto di terra boschivo poco scosceso, dirigersi verso la riva di sabbia asciutta che lambiva frammentariamente l'acqua. Non la prima volta, forse la quarta volta che si adoperò in questo preciso processo locomotorio, mise i piedi dentro il lago e fece sì che l'acqua le arrivasse fin sopra le ginocchia. Sentì dopo tanto tempo, un senso di perfetta e solitaria glaciazione, senso a cui associò mentalmente il concetto di frigiditas. Mentre elaborava questa sintesi definita e definitiva, un gruppo di ragazzi sulla spiaggia accese una radio portatile che emetteva al suo massimo volume un brano di Bob Seger & The Silver Bullets, "Old Time Rock'n'Roll". La cosa la disturbò per un attimo, ma quando il brano cambiò e riconobbe Black Betty dei Ram Jam, non potè fare a meno di iniziare a muoversi, e così smosse l'acqua intorno al suo corpo, che prese a scaldarsi ed a dimenarsi in una sfrenata frenesia fino all'acme orgiastico nel momento dell'assolo di chitarra di Bill Bartlett. La canzone era finita e si mise ad applaudire. "Grazie ragazzi, quella era la musica dei miei tempi". "Sì, è un canale di classic rock, signora", rispose uno dei ragazzi, mentre gli altri se ne stavano zitti ed un paio di ragazzine sghignazzavano entusiaste, persino divertite dalla performance a cui avevano appena assisto alle undici di mattina di una giornata soliva della prima metà di ottobre. Margaux Evangelista uscì dalle acque dell'Ixchel, lasciandosi alle spalle il Monte Vernon, un monolite imponente, con una base vasta e pianeggiante ricoperta da una vegetazione tendente ad una densa macchia di verde persiano o un verde veronese (dipendeva dalla rifrazione della luce e dalle stramberie che abitano e scuotono il cielo, l'aria, lo si sa, è sempre in predicato di un cambiamento radicale), comunque un determinato tipo di verde con la sua imprescindibile e naturale qualità, con la sua caratteristica incontrovertibile di essere verde; poi il monte si faceva più roccioso, dominando la catena Raiden, con la sua vetta irta rapita da una congestione di turbinose nuvole elettriche pronte a portare la prima neve, un evento che non sarebbe stato così tanto facile dimenticare. Alle due del pomeriggio, dopo quasi tre ore passate sulla poltrona del salotto della cabina, uno spazio vuoto ed isolato animato soltanto dal monotono tic-toc del pendolo di un cucù in stile tirolese appeso sopra la porta d'entrata, si alzò, prese la confezione di pane integrale a fette comprato il giorno prima al market con il resto della spesa, ne prese due fette che infilzò contemporaneamente con una forchetta, e le mise ad abbrustolire sul fuoco del fornello a gas da campeggio; dopo che le vide fumare, giudicò che si fossero adeguatamente annerite e carbonizzate e che fossero pronte per una scaglia di burro danese da accompagnare separatamente, una sola porzione delle dimensioni di un cucchiaino di caffè. Quindi versò, in un bicchiere poco pulito, del latte intero biologico acquistato da un produttore della zona: ecco, tutto è pronto per il pranzo. Pranzo che fu consumato molto lentamente, quasi in un continuo intermittente di singhiozzi. Nel pomeriggio ascoltò vari dischi di Nick Cave & The Bad Seeds mentre passava da una lettura all'altra - una rivista patinata, un quotidiano del posto e L'Assommoir di Emile Zola, che già aveva letto venti anni prima ma che aveva deciso di portarsi dietro per il soggiorno sul lago. Il libro era in pessime condizioni: la rilegatura si sfilacciava, la colla si era dileguata e dissolta in chissà quale altro universo temporale, le pagine erano talvolta appiccicate tra loro e nel peggiore dei casi erano smangiucchiate o strappate - per non parlare delle illeggibili ed insignificanti annotazioni che la sua coinquilina belga, un'eccentrica universitaria trasferitasi a Ginevra - una tale Christiane, aveva trascritto con una foga davvero incontenibile ed una sciatteria perlomeno dilettantistica. Erano le sei e si poteva anche azzardare di affermare che la giornata nella Cabina n.8 stesse finendo, ma Margaux Evangelista sentì bussare alle pareti della cabina. Chiese chi fosse e dall'altra parte della porta risposero "Signora, siamo noi, i ragazzi della spiaggia, quelli con la radio. Dopo facciamo una festa nella nostra cabina, la n.2. Se volesse ..." Margaux aprì la porta, estatica "Sia benedetto il segno dell'Acquario. Vengo molto volentieri". "Allora la aspettiamo tra un'ora. Cabina n. 2, non dimentichi." Guardando l'ora tracciata dalle lancette del cucù sopra la porta realizzò che aveva tempo per andare al market sulla statale e comprare qualcosa da portare al party della cabina n.2. Comprò varie cose, che non varrebbe neanche la pena di elencare, cose come snacks, una pacchetto da sei di lattine di birra lager, una bottiglia da un litro di vodka, una cassa da ventiquattro di acqua tonica e del ghiaccio nei sacchetti. Dopo aver pagato pensò che avrebbe potuto fare anche un po' di benzina per il giorno dopo. Magari le sarebbe venuta voglia di perlustrare il luogo in macchina, salire sul monte Vernon, fin dove almeno fosse consentito, a seconda delle condizioni meteorologiche, almeno fino al punto in cui la strada non si fosse interrotta. Fece il pieno e riempì due taniche in ferro da otto litri ciascuna. Le mise nel bagagliaio con un mezzo sorriso. "Signora. Sì proprio. Grazie dell'invito ragazzi". Il giorno dopo i notiziari del luogo battevano un fatto di cronaca occorso la notte prima al Resort Bellavista. Una delle otto cabine aveva improvvisamente preso fuoco esplodendo, mentre all'interno era in corso una festa di un gruppo di ragazzi.





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