mercoledì, giugno 25, 2014

Il Treno









Attraversammo l'ovest
& ci tolsero gli anelli
se li presero

abbiamo incendiato
ghiaia sughero
& gli scaffali

della nostra stanza,
prima del viaggio
la pelle raggomitolata

una schiena che si rialzava
dalle coperte & nelle coperte
rimaneva per il fine settimana

lo si voleva sobrio
previsto sobrio
i capelli sflilacciati di un'amazzone

punti di fiducia
crucci al confine di due stati
l'orizzonte viola dove si parlava

un'ammonizione della pizia
durenmatt, chi di occasione
nell'intervista della tizia

un preso a suonare
la scala di una libreria
fotografata con un banco ottico

al monte dei pegni
si contrattava
io da adesso ti chiamo pietro

& su questa suggestione
fondo il mio impero
& mi fondo in te

perdendomi
per vicoli,
siano benedetti

le uscite sul retro
le porte malandate
l'odore di fritto

quella cosa che ti assale
l'aria condizionata
& i superalcoolici sul pavimento

un giorno
verranno a renderti conto
verranno a chiederti

del wah wah
della chitarra prestata
dei libri

&' tutto così dolce
che essere amati
rimane un sopruso

un amore
alle cinque di mattina
già va bene

dante cammina
con un berretto a sonagli
invischiato nella toscana della politica

la religione
è sempre stata
le tue otto di mattina

jack london cammina
sulle banchine
di san francisco

céline se la dà a gambe
attraverso castelli
scrive necrologi

poi chi altro
ma la vecchia bandiera
sta, lì

ero tormentato dai numeri
dalle date
poi dalle parole

rivoluzione
democrazia
violenza

i russi
ci hanno lasciato
con le mani in mano

non me ne fregava niente
se i soldi non erano
così buoni

la storia
é finita
lì, fuori.













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