sabato, dicembre 28, 2013

Rosario de Matera - La resa dei conti





Nella sera dell'ultima annata della Repubblica di Rosario de Matera per come la conoscevamo, quando le critiche della stampa all'operato del Presidente iniziarono a farsi feroci, il Senatore più anziano del Partito Democratico prese la parola, senza essere preannunciato. Fatto insolito, anche se non in senso assoluto.
"Signore e Signori, sono costretto a prendere la parola, in un modo, questo , a me inconsueto ... Assai raramente mi è capitato nella mia decennale carriera politica. Non vi nascondo che nel mio ufficio il dibattito è stato provante, il contrasto è stato duro. Nel mezzo di una fase di stallo del nostro incontro, ho voluto mettere sul tavolo il bene della Repubblica, ammonendo chi era presente con me, nella mia stanza al palazzo del senato, dicendo loro: signori, la Repubblica prima di tutto!
E allora ho preso le Ouvres de Maximilien Robespierre, che sapete che non smetto mai di citare ed ho letto a loro le seguenti parole:
La legge è forse l'espressione della volontà generale, quando il maggior numero di coloro per cui essa è fatta non possono in alcun modo concorrere alla sua formazione? Tutti gli uomini nati e domiciliati in Francia sono membri di quella società politica che chiamiamo nazione francese; cioè sono cittadini francesi, Essi lo sono per la natura delle cose e per i princípi primi del diritto delle genti. I diritti connessi a quel titolo non dipendono né dalla fortuna che ciascuno di esi possiede, né dalla quota di imposta a cui è sottoposto, poiché non è certo l'imposta che ci rende cittadini; la qualità di cittadini ci obbliga soltanto a contribuire alla spesa comune dello Stato secondo le proprie possibilità. Ora, voi potete dare delle leggi ai vostri cittadini: ma non potete annientarli.
E di seguito ho recitato a memoria: La teoria del governo rivoluzionario è nuova come la rivoluzione che le ha dato vita; noi non combattiamo per quelli che vivono oggi, ma per coloro che verranno e per ultimo, il diritto di punire il tiranno e il diritto di detronizzarlo sono proprio la stessa cosa: l'uno comporta le stesse formalità dell'altro.
Signori, come credo abbiate ben capito, non ho scritto un discorso di mio pugno, non ho concordato un testo con i miei collaboratori, tanto meno con la dirigenza del partito.
Conosco il presidente Carlos Alvarez dai tempi della facoltà di Legge e tutti sanno che è stata una delle anime della nostra Rivoluzione. 
Carlos Alvarez è l'uomo di gran lunga migliore che questo Paese possa esprimere alla sua guida.
Il Presidente Alvarez ha migliorato l'economia, ha reso la nostra società più equa, ha ridato lustro al nostro Paese nelle relazioni internazionali.
Carlos Alvarez, non in ultimo, è un uomo d'onore.
Detto questo signori, sto per fare qualcosa che sconfesserebbe le mie parole, che getterebbe una luce sinistra sulla mia carriera politica e sulla mia persona.
Vi prego di guardare le seguenti immagini."
Alle spalle del Senatore Illaremendi delle diapositive sfuocate venivano proiettate.
Dopo la quarta immagine dalla sala si accessero mugugni che in breve si trasformarono in parole come "traditore! infame! a morte".
Si scatenarono un paio di risse. Un deputato fedele al Presidente venne linciato e lasciato privo di vita vicino all'entrata bagno degli uomini.
Le porte della sala convegni del museo di storia naturale vennero spalancate e vi si introdussero uomini in divisa color cachi con fucili, elemetti e una fascia nera sul braccio sinistro con due lettere bianche: MP, lettere iniziali che del corpo di polizia militare.
Un uomo gridò al colpo di stato; era un giornalista. Venne preso e trascinato sul palco. Dopo averlo fatto inginocchiare un militare estrasse una pistola e gliela appoggio alla tempia. Fece fuoco. Una raffica di colpi vennero sparati in aria.
A quel punto entrò il Colonnello Generale Javier Gonzales de Castillia. Con lenti scure reclinate sopra gli occhiali da vista, annunciò in modo contratto che il Presidente Carlos Alvarez era stato tratto in stato di arresto e che presto sarebbe stato giudicato per alto tradimento.
E il crimine di alto tradimento comportava la pena di morte in tre diverse modalità, a scelta della corte, in base alla gravità del reato: fucilazione a mezzo di un plutone d'esecuzine, impiccagione o decapitazione.
Terminò il proprio comunicato nominando, come da costituzione, Presidente della Repubblica il Senatore più anziano, Jorge Rafael Illaremendi.
Poi lanciò un grido: Rosario de Matera risorgerà dalle sue stesse ceneri! Viva la Repubblica! Viva la Rivoluzione!






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