sabato, febbraio 15, 2020

N.O./26



Sono in fuga sulla I-45. Non indico la direzione per evitare di alimentare voci sull’accaduto. Alla radio parlano di un duplice omicidio volontario a lato della strada. Forse le vittime coinvolte sono almeno altre trenta. Non si sa cosa sia successo, né chi lo abbia commesso. Vedo che il treno risale lento lo scorgere della palude e il suo profilo accecante, inalienabile. Siamo stati di parola, e come siamo stati onesti sul confine - Tucson, tutta un’altra storia, una bevuta interminabile, prima del dirupo messicano. Che belli i bambini che dormono ora, nei letti di casa propria o attorcigliati nei materassi di motel da tetti rossi e colazione pronta alle 5.45, che bella la proclamazione domenicale delle sacre scritture, del mormone di passaggio o del pastore alcoolizzato che serpeggia pesante sotto un tendone di preghiera, predicando. Sotto questi fondali di parole che vedo a lato della I-45, a lato del mio intestino esploso per un colpo di legittima difesa, le fiancate di questa macchina che spinge e non fanno sembrare troppo eccessive le mie sbandate e il mio scivolare oltre le corsie. Quando uno è nato nel segno, certo che è nato nel segno e deve continuare, futuro o non futuro, famiglia o non famiglia, figli o non figli, donne o non donne. Dobbiamo solo andare avanti, con il motore che tiene e la carrozzeria che contiene. Escludiamo quello che sappiamo, poniamoci pure ai margini, basta che teniamo con noi un registratore ancora funzionante, magari uno a nastri, un classico dimenticato degli anni ’80, quel decennio in cui abbiamo iniziato a nascere di meno ed in cui malediciamo di essere nati. Il treno a fianco, pulsa e sbanda con solo una notazione, una parabola dal Nord al Sud. Punti. Scelte che andrebbero segnalate. Avvertimenti che gli organi sessuali non mentirebbero. Accendersi un sigaro in un momento come questo porterebbe indietro di anni, ma le pattuglie non si vedono. La vodka nella bottiglia dell’acqua non è visibile all’esterno e le montagne fuori cedono al rossore della pianura. Sto scendendo e questa terra non mi è mai sembrata più materna. Da stanotte ho deciso che la chiamo patria, anche se verranno a prendermi e so che mi spareranno senza che nessuno veda niente. Cerco di fare solo un’altra accelerata ed entrare in Louisiana e vedo se arrivo a New Orleans per l’ora di colazione nel Quartiere Francese.




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