lunedì, giugno 15, 2015

Milano







Ho visto, sono nato ed ho camminato a lungo in questa città. Quello che ho visto andrà in qualche mostra, in qualche piccola intervista di nessun conto per qualche giornale di provincia o solo in conversazioni dimenticate. Il colpevole verrà rilasciato. Avrà un periodo di prova. Lontano dalle parole, dal dovere di scrivere, dall’ossessione del raccontare. Nonché, niente da raccontare. Un salto nel passato, un vecchio amico che ancora ha la forza di suonare il jazz su una chitarra, un maestro su un piano al conservatorio. Volete tutti una catarsi, prima del tribunale. Una moglie promessa in sposa prima che la funzione venga celebrata, articoli di sinistra che non denunciano più niente, un’astronauta di ritorno nata a milano quattro anni prima di me. Io che voglio solo tornare in louisiana da whitney o da gerald. Poi senti la squallida storia di una con cui stavi che si fa ingravidare solo per occupare la propria vita. La vita nelle chiese, nei loro anfratti illimitati, le pratiche simoniache spirate con gli ossari. Essere realisti o pessimisti ed aver letto tutto jung. Potrei dire nietzsche o marx o freud o beethoven. Sono i soliti nomi di cui ci si è riempiti la bocca tutta la vita perché non si aveva niente da dire della propria. Per parlare di questa città si potrebbe parlare dei navigli o delle periferie, tanto vale. Le biblioteche incensate, i cimiteri inabitati, le scuole cattoliche disertate o quelle pubbliche bruciate. Da che parte stai, Milano? Il tuo sindaco di sinistra che ritornerà nel suo studio legale del padre a fare soldi oppure nel fascista che appare in tv & che parla dei campi di zingari da bruciare. Dove stai andando - dove sei sempre stata. Le domeniche con gli ex-immigrati meridionali incartapecoriti dal lavoro nelle fabbriche chiuse da decenni, le strutture in cemento armato andate naufragate nei nuovi progetti di edificazione che hanno urbanizzato selvaggiamente la tua pelle milano, o i curiosi motivi delle tue radio commercializzate, la bovisa, la bicocca, il giambellino, lo stadio abbandonato per una nazione. Qualche volta il presidente della repubblica viene a farci visita, magari nel palazzo della borsa. I supermercati sventrati dalle facce delle famiglie divorate dal consumo. I teatri vuoti, i cinema inzuppati di coca cola, quello che ti piace fare. Una rassegna su beckett undici anni fa seguita con un uomo che sarebbe poi diventato un volto famoso dello show-biz. Chi può stabilire il termine di confine. Il re giallo è sempre alle tue porte. Radio Radicale con il suo fondatore dalle 12.00 in poi. La statale abbandonata al filerete e alle sue fantasie architettoniche. I parchi con la gente che corre. Le piante che crescono per essere tagliate e sanate e trasformate - non saranno più quelle di prima. Le strette vie del centro passeggiate da proprietari immobiliari, avvocati di multinazionali o solo da turisti con una cartina in mano che chiedono indicazioni a te. La città messa a ferro e fuoco da chi non ne ha l’autorità. La protesta nelle piazze prima perché l’alba possa arrivare. Ognuno vuole una confessione per alimentare san vittore in eterno. Molti vogliono essere nello stesso punto, qua a milano, come altrove, ma non lo saremo mai. Saremo sempre attorno, per cercare una ragione per continuare a vivere in questa città.




Nessun commento:

Posta un commento